La stesura finale di “La mia Damanhur” ha riposato dentro un cassetto per quasi due anni, prima che venisse pubblicata, perché mi sono trovato preso in tanti impegni, insieme a Furetto, e qualche cosa è rimasta indietro.

Se verrai a Damanhur, troverai che nel frattempo, come sempre accade qui da noi, alcune cose si sono trasformate. Non ti racconto quali, lo lascio scoprire a te. Sul finire dell’estate 2010, poi, Damanhur ha lanciato una nuova campagna – “New Life” - rivolta alle persone che vogliono fare un’esperienza comunitaria: la possibilità di diventare subito cittadino di Damanhur, per tre mesi, e inserirsi direttamente in una comunità, partecipando dal primo giorno a tutti gli aspetti della vita damanhuriana. E al termine dei tre mesi, ripetere un altro periodo, chiudere l’esperienza o aderire alla cittadinanza residente. Stanno aderendo tante persone diverse, dall’Italia e dall’estero, compresi tanti che hano conosciuto Damanhur in questa occasione. Forse fra un anno Damanhur sarà ancora più multiforme e sfaccettata, più internazionale (questo è praticamente certo), più… diversa in qualcosa che ora non so immaginare, perché se lo sapessi immaginare vorrebbe dire che gli sviluppi sono prevedibili, e non è questo quello che desideriamo.

Vedremo. Intanto, si sono modificati anche alcuni aspetti della mia vita: ad esempio, l’ipotizzato spostamento del nucleo comunità e la fusione con un altro gruppo sono avvenuti, poi è partito ancora un altro progetto e Furetto e io partecipiamo ora al gruppo di Cambioidea, nel territorio di Vidracco.

Sono arrivati nuovi cittadini e, tra questi, è tornata a Damanhur una persona che venti anni fa se ne era distaccata: Marco, amico a me carissimo, che cito in questa nota perché è anche grazie a lui se questo testo è uscito dal cassetto.

Il testo teatrale sull’illuminazione è quasi ultimato anche se la pigrizia ha ancora talvolta il sopravvento su di me.

Il cantiere per il Tempio dei Popoli scalda i motori: vi sono un’infinità di passi burocratici da muovere e la progettazione è complessa, ma poco alla volta stiamo entrando in contatto con gruppi, popoli spirituali, etnie lontane, interessate a sognare insieme a noi.

Sono tante le persone da ringraziare ma ancora di più sono quelle che avrei voluto citare nel libro: lo spazio non era sufficiente, magari lo farò un’altra volta.

In mezzo a tanti cambiamenti, lo spirito e la sostanza che animano Damanhur sono gli stessi. Per questo ti ho proposto la lettura di questa mia esperienza: perché al di là di quanto puoi immaginare, sentir dire, interpretare, la vera storia di Damanhur te la può raccontare uno che c’era, e c’è.

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