È di nuovo mattino. Stamani non ho preceduto la sveglia, è stato il suo bip bip a svegliarmi alle 6.50. Mi ronza in testa un pensiero, come se vedessi la stessa scena più volte, da angolazioni diverse, o sentissi parole in lingue diverse e io “so” che raccontano la stessa storia; avverto anche l’impellenza di prendere appunti su questa scena che vedo e ascolto in stereo… Mi sollevo dal letto e capisco: è lo spunto che ho cercato mentre ero ai Templi, per lo spettacolo che voglio scrivere. Potrei scrivere un copione nel quale in parallelo l’illuminazione si manifesta in forme diverse, magari in persone diverse, e dare un respiro più ampio rispetto a quello che ho immaginato finora; scendo dal soppalco, prendo appunti, ci lavorerò su.
Nel frattempo, anche Furetto si è alzata, e nel vederla mi raggiunge il secondo pensiero della giornata: l’imminente trasloco, la nuova casa, le prospettive che si aprono. Bisognerà che mi organizzi bene, per riuscire a fare tutto, dal trasloco mio e di Furetto allo spostamento delle cose di casa, fino al trasferimento degli animali, riuscendo nel contempo a svolgere il mio lavoro. Mi aspetta, ci aspetta qualche settimana piena di cose da fare. Per fortuna, non siamo soli in questo: siamo un gruppo e poi ci saranno sicuramente altri che verranno a darci una mano.
Io sono felice della mia vita. Ho scelto tanti anni fa di costruirla attraverso l’esperienza di Damanhur e lo riscelgo oggi, giorno dopo giorno. Non vivo in un paradiso personale, dove tutto è facile e a portata di mano: vivo in un posto “vero”, nel quale ognuno può formulare il proprio sogno e impegnarsi per realizzarlo. Occorre pazienza, occorre la capacità di mettere il proprio sogno in relazione con quello degli altri, ma ognuno può trovare lo spazio per esprimerlo e realizzarlo. Può darsi che arrivino momenti di amarezza, perché capire le visioni degli altri, in una comunità, è importante ma non è detto che sia facile, ma arriveranno sempre tutte le risposte che davvero cerchiamo. Quello che ho imparato, e che qualche volta, incontrando i vecchi amici, mi pare essere oggi un valore per molti sconosciuto, è il fatto di assumermi in prima persona le responsabilità delle mie scelte, senza delegarle ad altri, senza dipendere da nessuno: siamo sempre noi che agiamo, è sempre il singolo che opera le proprie scelte, anche quando esse vanno a formare decisioni collettive, anche quando riconosce a qualcun altro il ruolo di guida spirituale.
Non so come sarà Damanhur tra venti anni e non so di cosa mi occuperò io a Damanhur: mi piace immaginare una sua maggiore diffusione nel mondo e quindi nuove sfumature di pensiero, nuovi punti di vista che vadano ad arricchire la nostra esperienza e la nostra cultura. Mi auguro che cresca in tutto il Pianeta il movimento comunitario e che parallelamente crescano la collaborazione pratica tra le tante, diverse comunità, fino a rappresentare – vogliamo esagerare? Esageriamo! – l’ispirazione per una nuova governance globale, che non si occupi solo di limitare le guerre come fa l’Onu ma di creare le condizioni per il benessere di tutta l’umanità.
Nei prossimi mesi, il progetto del Tempio dei Popoli scioglierà le vele e tra vent’anni, ma spero prima, il Parlamento dei Popoli, nel nome della concordia, sarà una realtà, insieme al grande auditorium, alla raccolta di testi antichi e moderni, in una struttura “bella” – non so trovare altre parole – collegata ai Templi dell’Umanità da lunghi corridoi che con fatica e piacere avremo scavato, insieme a nuovi damanhuriani e a nuovi amici.
Vent’anni sono lontani. Intanto, incalza questa mattina, col sole che inizia a spuntare al di là della collinetta a oriente di Casa del lago, il rumore di qualcuno che si è infilato in bagno prima di me, l’odore del caffè che i più mattinieri hanno già messo sul fuoco e che risale su per la scala interna. Mi stiro, mi guardo allo specchio e mi sorrido.
