Questa mattina mi sono svegliato prima del solito. La sveglia che chiama me e mia moglie suona sempre alle 6.50 ma oggi ho gli occhi aperti già da un po’.
Perché questo? C’è forse qualcosa di speciale da fare, oggi? In un certo senso, sì: oggi è la giornata che ti voglio raccontare in un libro, attraverso il quale spiegarti la vita quotidiana di un cittadino di Damanhur. Forse destarmi anzitempo è un modo per concentrarmi…
Mi alzo, cercando di non svegliare mia moglie. Mia moglie si chiama Furetto Oliva: i damanhuriani, se lo desiderano, assumono un nome nuovo, di animale e di vegetale, per sottolineare il loro legame con le forze della natura, il desiderio di rinnovarsi e la voglia di giocare, prendendosi un po’ in giro. Il mio nome è Stambecco Pesco.
Mi lavo, mi vesto, esco fuori, in cortile. Siamo sul finire dell’estate e anche al mattino presto ci sono luce e calore sufficienti per stare all’aperto a riordinare le idee. Ma in fondo anche la nebbiolina che vela gli ontani e i castagni è un piacere; se non per la mia cervicale, per la vista.
Il nucleo comunità nel quale vivo si chiama “Casa del Lago”. Damanhur è formata da gruppi di una ventina di persone che vivono insieme come una grande famiglia, chiamati nuclei comunità. Casa del Lago si trova nella regione di “Tentyris”, nel Comune di Lugnacco.
Tra tutti questi nomi, Lugnacco è l’unico toponimo che si può trovare su una carta topografica, a patto che comprenda anche i paesi con meno di 500 abitanti. Siamo a una decina di chilometri dalla zona centrale di Damanhur, nella quale si trovano il maggior numero di nuclei comunità e di aziende dei damanhuriani, che si estende nei confinanti territori di Baldissero Canavese e di Vidracco.
Vivo da molti anni in questa casa, che nonostante il nome non sorge sulle rive di un lago. In effetti, il lago proprio non esiste: ci fu fino a due secoli fa un grande stagno, tanto che sulle carte catastali il nome è proprio “Casa del lago” e a noi è piaciuto mantenerlo. Ci troviamo in mezzo a un costone collinare pieno di ontani, castagni e, purtroppo, anche acacie infestanti. Ci sono molti piccoli corsi d’acqua e, nel raggio di un chilometro, si trovano anche gli insediamenti damanhuriani di “Magilla”, “Porta della luna” e “Dendera”, per un totale di un centinaio di persone, che completano la regione di Tentyris. Sono molto legato a questi luoghi. Vivo a Damanhur dal 1981, dal 1992 nella regione di Tentyris. Nei primi anni, a Magilla, ci stabilimmo in una cascina senza ancora né acqua né luce, realizzando noi un piccolo acquedotto, attrezzandoci con una turbina per avere la corrente necessaria per i servizi essenziali, ristrutturando poco alla volta la casa. Oggi non solo Magilla è una bella cascina ristrutturata, energeticamente pressoché autonoma, che ospita una ventina di persone, ma l’intera Tentyris presenta le stesse caratteristiche: un insediamento complessivo di un centinaio di persone, due acquedotti autonomi, pannelli fotovoltaici e solari su ogni tetto, orti, allevamenti e, nonostante questo, impatto ambientale molto contenuto.
Casa del lago, con in primo piano le oche cigno di Furetto.
Rientro in casa, che poco alla volta si anima. Viviamo qui in 11, adulti singoli e coppie con e senza figli, tra i quali ci sono due ragazzi che vanno uno alle Superiori e uno alla scuola elementare. Poiché saremo Furetto e io a dare un passaggio in macchina fino a scuola al più piccolo dei due, Avalo, vado a verificare che sia già in piedi. A colazione incontro Cormorano Sicomoro, che fa l’avvocato e sta uscendo di casa perché ha un’udienza presto a Torino, Gracchio Basilico che fa l’agricoltore e sta partendo alla volta del nucleo di Pejda, dove c’è una serra da montare, e Wallaby Pulsatilla, che invece si ferma a casa, perché sarà di turno in ospedale solo stasera – lei è un’ostetrica – e vuole approfittarne stamani per riordinare le sue cose. Verifico in bacheca di non essere di turno a casa stasera: la consuetudine di Casa del lago, e di tanti altri nuclei comunità, è che deve sempre esserci almeno una persona presente in territorio, e facciamo a turno secondo le esigenze di ognuno. Il mattino e il pomeriggio sono regolati secondo incarichi fissi, nelle sere ci fermiamo a rotazione. Stasera non tocca a me, bene, avrò il tempo per finire il libro che sto leggendo e che devo riportare in biblioteca.
Finalmente tutti sono pronti e partiamo: lascerò a scuola sia Avalo sia Furetto, che è una volontaria dell’associazione educativa; io raggiungerò la sede della cooperativa editoriale per la quale lavoro, nella zona centrale di Damanhur, che oggi si chiama “Damjl”.
Guidando, il mio tentativo di ascoltare il Gr1 si infrange contro la richiesta di Furetto di fare il punto su un paio di questioni che riguardano la casa: d’altra parte lei è la responsabile, “reggente”, di Casa del lago e ha necessità che le passi una serie di dati di mia competenza. Per il nostro nucleo comunità è un momento un po’ particolare: abitiamo in tre casette vicine ma il poco spazio ci impedisce di ingrandirci come numero: siamo il gruppo più piccolo a Damanhur e questo non ci permette di esprimere la progettualità che vorremmo, sia rispetto alla cura dell’ambiente nel quale viviamo, sia rispetto alla più generale vita di un nucleo comunità. Vorremmo invitare altre persone a vivere con noi ma non c’è spazio sufficiente, e per ampliare le nostre case ci sono grandi problemi burocratici… Abbiamo bisogno di trovare una soluzione, un’idea brillante, e Furetto, come reggente di casa, da tempo sta lambiccandosi il cervello per questo.
Il reggente viene eletto ogni anno in seno al nucleo comunità, del quale sovrintende a tutta la progettualità e alla vita quotidiana. Ogni reggente viene eletto sulla base di un programma: alle volte si fronteggiano più candidati, più spesso si arriva, riflettendo insieme, a stilare collegialmente il programma e a scegliere la persona più adatta per realizzarlo, e il momento della votazione diventa il momento nel quale ogni votante assume su di sé, insieme agli altri, la responsabilità della scelta.
Alla scadenza del mandato, invece, si celebra il “Processo al reggente”, nel quale il nucleo comunità valuta l’operato della persona durante l’anno di mandato e, se necessario, indica al reggente uscente le carenze alle quali deve mettere rimedio prima che il suo mandato sia terminato.
Non sono mai stato reggente di un nucleo comunità, mentre ho rivestito molti altri incarichi nella politica damanhuriana, dal governo comunitario nei primi anni, quando ogni ministro sovrintendeva a un dicastero – e sono stato Ministro a Cultura, Arte, Educazione – al Collegio di Giustizia, una sorta di osservatorio sull’andamento sociale e di collegio arbitrale per ogni controversia che possa nascere in seno alla cittadinanza damanhuriana.
Discendendo lungo le strade della Valchiusella, arriviamo a Baldissero, dove a Calliope scendono Avalo e Furetto. Prima di arrivare a Damjl, ho giusto il tempo di ascoltare l’appendice al giornale radio con le notizie sportive.
Damanhur è nata alla fine degli anni Settanta, con la prima comunità a Baldissero Canavese. Poco alla volta Damjl è cresciuta fino alla nascita delle prime comunità sorelle, una decina di anni dopo. Oggi, i nuclei comunità sono circa trenta, formati da un numero di persone che va dalle 15 alle 25. Casa del lago, come ho detto, dista una decina di chilometri dal “centro”, è uno dei punti più lontani; per raggiungere l’altra estremità di Damanhur, il nucleo chiamato Punto verde, si devono percorrere circa 25 chilometri.
Ogni nucleo comunità tende un poco alla volta a rendersi autonomo dal punto di vista del proprio sviluppo, dei propri progetti, delle proprie tradizioni. A me piacerebbe molto poter vivere e lavorare senza muovermi dall’area di Tentyris, concentrando le mie energie e riuscendo a curare il territorio meglio di quanto riesca a fare attualmente. Oggi, mi sposto quasi ogni giorno per raggiungere Damjl o “Damanhur Crea”, il grande centro polifunzionale che abbiamo realizzato a Vidracco in un vecchio stabilimento Olivetti, e non solo per lavorare: infatti, gli incontri, i gruppi di ricerca e di arte dei quali ognuno fa parte si tengono tutti in quest’area, che è il cuore di Damanhur. Penso che sarà molto bello quando avremo decentrato maggiormente queste attività e potremo rendere più continuo il rapporto con il territorio nel quale ognuno abita, perché aprirà davanti a noi prospettive che ancora non abbiamo potuto considerare.
L’idea di rendere sempre più i nuclei comunità il centro della vita di ognuno è peraltro un’idea non mia personale bensì un progetto al quale Damanhur lavora da tempo. È un processo complesso, che deve tenere conto degli obiettivi dei singoli gruppi e di quelli condivisi da tutta la Federazione. Ma se penso alla fatica che fanno gli italiani (perciò anche noi, peraltro) per riuscire anche solo a capire se il federalismo è un progetto vero o una provocazione, trovo che il decentramento in atto a Damanhur è non solo concretamente realizzabile ma anche molto stimolante, cosa che in politica è aspetto di non poco conto.
Il nucleo comunità rappresenta il primo punto della convivenza e della condivisione. Al suo interno, ognuno ha a disposizione lo spazio che gli occorre per vivere: le camere sono personali o di coppia, a secondo delle esigenze delle persone. Com’è facile intuire, le stanze più grandi vanno alle coppie e le più piccole ai singoli. Occorre talvolta un po’ di spirito di adattamento perché non sempre le caratteristiche dei locali sono all’altezza delle aspettative delle persone ma ci si adatta volentieri, altrimenti si sceglie di traslocare in un altro nucleo comunità. Particolare attenzione, nell’assegnazione delle stanze, è dedicata ai figli e alle persone anziane.
In ogni casa, i servizi – i bagni, la cucina, la sala da pranzo, il soggiorno – sono invece in condivisione, e grazie a questo tutti hanno l’occasione di misurarsi con i vari metodi per spremere il tubetto del dentifricio o su come si deve riporre in frigo il cibo da conservare, autentiche prove per acquisire la capacità di vivere insieme. È bizzarro, ma raramente mi è stato dato di assistere a discussioni accese sulle modalità di investimento – ad esempio – di decine di migliaia di euro per ristrutturare una casa, cosa che avrebbe modificato la vita quotidiana di tutti, sia per la necessità di pagare sia per la possibilità di abitare meglio: opinioni diverse, confronto, se necessario votazione per alzata di mano, ma nessun pathos eccessivo. Molte volte invece ho visto persone dall’aplomb solitamente perfetto scaldarsi nel discutere su come stendere il bucato, su quali abitudini dare ai gatti da casa o su come riporre lo yogurt in frigo, se sul primo o sull’ultimo ripiano. Sulle grandi cose si è sempre d’accordo, sulle piccole a volte si litiga. Sarebbe meglio il contrario? Non riusciremmo a costruire nulla. Sarebbe meglio essere sempre d’accordo su tutto? Allora, dove finirebbe la varietà del mondo? (Per la cronaca, mia opinione è che ognuno debba avere uno stendibiancheria personale e che lo yogurt vada riposto in alto, vale a dire nel punto meno freddo; il mio gatto Caravaggio, prematuramente scomparso sotto le ruote dell’auto dell’incolpevole Cormorano Sicomoro – Caravaggio era sordo e non si accorgeva molto di cosa gli avveniva intorno – era autorizzato a dormire in camera ma non a intrattenersi in cucina.)
In ogni casa viene lasciato spazio per i locali comuni, in modo tale che ogni nucleo comunità abbia a disposizione un ideale “foro” nel quale le persone si riuniscono, discutono della conduzione della casa, dei progetti comuni, si sostengono e, ogni volta che è possibile, si divertono pure.
Incontrarsi e discutere è qualcosa che si fa in ogni casa con frequenza almeno settimanale: il nucleo comunità, oltre a essere una famiglia allargata, nella quale le persone sono vicine e imparano insieme a volersi bene e a raffinare il carattere, è un’istituzione della federazione e ha quindi una serie di compiti ai quali attende, discutendo prima come. Casa del lago, ad esempio, si occupa di “Olio caldo”, che è il nome con il quale identifichiamo la ricerca di uno stile di vita ecologista nelle piccole cose: il riciclaggio, la differenziazione dei rifiuti, la realizzazione in casa dei detersivi, la riduzione dei consumi, l’ottimizzazione dei trasporti personali.
Sperimentiamo come adottare queste misure nell’ambito della vita di un nucleo comunità e diffondiamo per tutta Damanhur le nostre piccole e grandi scoperte. Tutta Damanhur, di per sé, promuove uno stile di vita a basso impatto ambientale, e noi cerchiamo di farlo anche provando sempre nuove soluzioni ai problemi di tutti i giorni.
Nello stesso modo il nucleo comunità di Magilla sperimenta i grandi impianti a energia rinnovabile, “Tin” si occupa dei circuiti del Bosco sacro, e “Pejda” della banca dei semi: ogni nucleo comunità svolge una funzione per conto di tutti, ne diffonde i risultati e mette tutti gli altri in condizione di usufruirne.
La funzione che si svolge in nome di tutti gli altri e la progettualità sono condivise da tutti gli abitanti di un nucleo comunità, confrontandosi, qualche volta anche animatamente. In una comunità non puoi nasconderti, la sincerità è un’esigenza oltre che una scelta: per questo parliamo e discutiamo molto. Confrontiamo i punti di vista con chiarezza, portiamo subito al pettine tutti i nodi che si presentano, poi decidiamo e da quel momento voltiamo pagina e pensiamo all’obiettivo successivo. Ci stanno a cuore, nelle decisioni, soprattutto due cose: velocità e chiarezza. La sincerità è un elemento di entrambe. La gentilezza, vale a dire la capacità di creare le condizioni migliori perché ci sia reciproca e profonda comprensione, è un ulteriore elemento, che le permea entrambe.
Altro punto caratterizzante ogni nucleo comunità è la cura del territorio. Ognuno di essi ha a disposizione alcuni ettari di terra, che possono essere boschivi, oppure coltivabili oppure ancora, per i nuclei comunità che si trovano nel concentrico dei paesi, adibiti a giardino. Ogni nucleo comunità cura quindi il taglio della legna, il recupero della piante di alto fusto o l’impianto di frutti, la coltivazione di orti, l’installazione di piccoli allevamenti. Anche questo fa parte della progettazione comune. A me, per esempio, che di mestiere scrivo e tengo corsi, e quando non lavoro mi occupo di teatro, è venuta voglia di impiantare un piccolo allevamento di quaglie. Sono partito che erano venti, quasi per gioco, ma loro hanno preso a riprodursi così sul serio che non sono sicuro che riuscirò ancora per molto a scrivere, tenere corsi e fare teatro. Ma ne discuterò con i miei compagni e cercheremo insieme un modo per fare di questo piccolo problema una risorsa per tutti quanti. Intanto, anche stamattina le quaglie – e insieme a loro anche le oche e le anatre - hanno mangiato con gusto l’insalata e le granaglie che gli ho dato, hanno beccato le mie scarpe cercando chissà quale sapore e mi hanno fatto trovare qualche ovetto nella paglia, piccolo, bianco, picchiettato di marrone.