Siamo a casa. Il tempo di andare nella nostra stanza, cambiarci, e siamo a tavola con gli altri. C’è Nausica, biologa, alla quale chiedo notizie dei miei test sulle malattie ereditarie; c’è Cormorano Sicomoro, avvocato, reduce da una giornata di udienze tra Ivrea e Torino, piuttosto stanco; c’è sua moglie Ramarra Bucaneve, tecnico di laboratorio, al telefono con Neftj, la loro figlia quindicenne che avrebbe già dovuto essere a casa e invece è ancora a Ivrea da un’amica del liceo, e sta contrattando l’orario di rientro; c’è Wallaby Pulsatilla, ostetrica, che si prepara perché fra poco inizierà il suo turno in ospedale; c’è Tursiope, tedesca, in Italia da un paio d’anni, operatrice in un call-center, tutta contenta perché domani mattina arriverà sua sorella da Berlino; c’è suo figlio Avalo, otto anni, che fra poco andrà a letto; c’è Addax Melograno, che domattina parte per il Giappone, dove nei Centri Damanhur di Yokkaici e Kobe terrà corsi e incontri pubblici insieme a Fenice e a Dugongo, e deve finire di preparare la valigia. Gracchio Basilico rientrerà a breve, è stato invitato a cena in un altro nucleo comunità.
Ha cucinato Addax, che era di turno oggi pomeriggio e, in attesa delle importanti novità che deve dirci Furetto, questa è un’ottima notizia perché Addax è molto brava: se le notizie sono buone, la vellutata di zucca, le torte salate, le polpette agrodolci che vedo in tavola saranno un eccellente modo per festeggiare; se le notizie ci metteranno di cattivo umore, il cibo almeno ci consolerà.
Ramarra e Neftj hanno trovato un accordo: Neftj ha un passaggio dai genitori della sua amica, che conoscono la strada perché sono già stati qua da noi, quindi Ramarra riattacca e possiamo iniziare a parlare. Furetto va subito al sodo: i Re Guida, considerate le oggettive difficoltà di ampliamento per Casa del Lago in un territorio così limitato, ci propongono di valutare di spostarci in un’altra casa damanhuriana, detta “Cometaa”.
Cometaa si trova a Vidracco ed è un casa già abbastanza grande da ospitarci tutti e con ulteriori possibilità di ampliamento; adesso è sottoutilizzata perché molti dei precedenti abitanti si sono trasferiti per partecipare a nuovi progetti. I pochi che ancora sono lì potrebbero unirsi a noi, se tutti saremo d’accordo. Il territorio intorno alla casa è ampio e offre grandi possibilità: potremmo portare con noi gli animali e le attrezzature che avevamo comperato per Casa del lago, che ora verrebbe messa a disposizione degli altri nuclei comunità di Tentyris, come struttura per l’ospitalità.
Furetto ha parlato tutto d’un fiato. Sa bene di averci detto qualcosa che da un lato apre finalmente quelle prospettive che da tempo cercavamo senza riuscire a trovarle qui; dall’altro, che si tratta di lasciare una casa e un territorio che per tutti noi rappresentano molto e che amiamo profondamente. Quando siamo venuti a vivere in questa casa, appena riattata dalla Mbm, la ditta damanhuriana specializzata in questi interventi, sembrava una casa per le bambole, tanto era piccola, eppure abbiamo trovato tutte le soluzioni per stare bene anche allo stretto. Poi abbiamo potuto fare qualche ampliamento, poi ancora costruire una dependance in legno, e poi basta, essendo strettissimi i vincoli posti dal Comune in quest’area. Anche il territorio è stato trasformato dal nostro lavoro, eliminando tutte le piante malate, creando spazio, reintroducendo piante e sottobosco, pulendo e tracciando il corso dei ruscelletti. Per alcuni di noi, Furetto e io per primi, era la ripetizione di quanto già fatto anni prima a Magilla, dove addirittura nei primi mesi eravamo stati senza luce elettrica. La proposta di stasera significa non solo spostarsi da Casa del lago ma anche lasciare Tentyris, dopo tantissimi anni…
… Nonostante questo, non ho molti dubbi sul fatto che accetteremo: è la prospettiva che stiamo cercando da mesi, e il fatto di poterci andare tutti insieme è l’aspetto più importante. Stasera è presto per decidere, oltretutto mancano ancora diverse persone e naturalmente ognuno di noi desidera elaborare il proprio pensiero, ma dopo un primo momento di sospensione cominciamo a parlare come se fossimo già lì e a immaginare gli sviluppi che questa nuova direzione potrebbe portarci. Solo Tursiope ha qualche perplessità, non sulla bontà dell’operazione ma sul fatto di venire anche lei con Avalo: da tempo desidera spostarsi in un nucleo comunità con altri bambini dell’età di suo figlio e proprio in questi giorni il nucleo di Dendera le ha fatto sapere che avrebbe posto… Furetto aggiunge che i Re Guida vorrebbero una risposta entro un paio di giorni e che se la risposta sarà positiva, potremo iniziare subito il trasloco. Decidiamo di vederci ancora domani sera per una risposta definitiva, e intanto Furetto manda un sms a Gracchio, che ancora non è rientrato, chiedendogli di chiamarla domattina perché ci sono novità importanti.
La cena di Addax non l’abbiamo praticamente toccata, tutti presi dall’ascoltare la proposta dei Re Guida. Ora finalmente ci dedichiamo anche a essa, continuando nel contempo a fare ipotesi.
Alla fine, mentre Furetto è ancora a tavola a discutere con gli altri, metto un maglione ed esco fuori. Mi allontano dal cerchio di luce dei lampioncini intorno alla casa ed entro nel buio, tra gli alberi, mentre per qualche istante l’urlio delle oche nel loro recinto segnala il mio passaggio. Conosco la strada a memoria e non ho preso la torcia elettrica, ho spento il cellulare e respiro forte gli odori della boscaglia, che l’umidità della prima notte porta verso di me.
Raggiungo la “mia” roccia, dove vengo sovente per parlare con il bosco e le sue creature. È un grande masso, che sbuca dalla terra con una forma piramidale e con uno spigolo che sembra l’alta prua di una nave, in cima alla quale mi siedo. Chiudo gli occhi, respiro, ascolto dentro e fuori di me.
Da quando vivo qui, ho imparato a divenire sensibile alle intelligenze del territorio, quelle che la tradizione etichetta come gnomi, hobbit, naiadi, coboldi, troll… con tutto il rispetto per Tolkien e per tutti gli autori consimili, penso che il ricercatore, il sensitivo, il poeta che descrive questi esseri insistendo sulla loro antropomorfizzazione, sia in fondo lo stesso tipo del turista italiano che vuole mangiare gli spaghetti al sugo anche in Australia, refrattario, cioè, a immaginare qualcosa di diverso da ciò che già conosce. Io so semplicemente che ogni luogo è abitato non solo dalle piante e dagli animali ma anche da altre creature, altre energie, e che con queste posso scambiare i miei pensieri e le mie emozioni.
Questa sera di pensieri e di emozioni è piena, data la prospettiva di spostarci in un’altra casa, in un altro territorio, e allora sono venuto qui, come altre volte, per cogliere un segno e un’ispirazione, e rimango in ascolto, lasciando libera la mente di assorbire ciò che arriva. Dopo dieci minuti, si forma dentro di me un pensiero che prima non c’era, che pare il viatico al nostro trasferimento: “La prima cosa da fare è trovare un punto nel nuovo territorio che vado a incontrare, per fare amicizia e comunicare con le forze che lo abitano.”
Respiro ancora, con le mani appoggiate sulla roccia. Il messaggio è molto chiaro, e mi viene da sorridere rendendomi conto che sono completamente al buio, sotto le stelle di questa notte.
Si alza un po’ di vento, comincio ad avere freddo, sento che il contatto è terminato. Una delle sensazioni più forti che mi dà ogni volta questo territorio è la disponibilità dei suoi abitanti sottili a lasciare noi umani padroni del campo finché c’è la luce, purché in cambio noi lasciamo loro liberi di muoversi come vogliono, con il buio. Stasera ho fatto un’eccezione, venendo qui con il buio, e loro mi sono venuti incontro, ma ora è tempo di ritirarsi.
Rientro a casa e finalmente con Furetto saliamo in camera. È una bella stanza, con un soppalco in legno che ci permette di separare la zona giorno e la zona notte. Istintivamente, mi vengono in mente i lavoretti che volevo fare per sistemarla meglio – spostare una mensola, aggiungere un punto-luce – e mi dico che probabilente stavolta la pigrizia mi ha fatto un favore, risparmiandomi della fatica inutile.
Parliamo un po’ insieme, Furetto e io. Il cambiamento che ci viene proposto è molto stimolante e crediamo che tutti saremo favorevoli a farlo. Cambiando casa, cambieremo anche abitudini, riferimenti, modi di relazionarci al territorio, e questa è la cosa più stimolante, perché possiamo prevedere come cambierà la nostra vita dal punto di vista pratico ma non sappiamo cosa aspettarci da tutti gli altri punti di vista. La preziosità del cambiamento è anche questa: se sapessimo per filo e per segno cosa ci aspetta, quale cambiamento sarebbe? Invece così andiamo a creare qualcosa di nuovo che neppure noi sappiamo bene, e lo faremo con impegno e con piacere.
Infine, saliamo sul soppalco, dov’è il nostro letto.