Di solito, a pranzo cerco di mangiare poco: se ce la facessi salterei il pasto, un po’ per non risentire della sonnolenza da digestione, un po’ per guadagnare tempo per leggere, studiare, navigare su internet; ma non ce la faccio, e poi, lo devo ammettere, chiacchierare con gli altri è altrettanto arricchente che leggere e navigare.
Il Somachandra è un locale accogliente, con quel giusto mix di animazione e di calma che mette a loro agio gli avventori: non è mai pieno di commensali vocianti che impediscono di conversare, non è mai vuoto tanto da sentire il rumore delle posate sul piatto. Sotto i vetri di ogni tavolino, e nelle bacheche alle pareti, vi sono volantini, foto e pubblicazioni di altre comunità amiche: Sieben Linden in Germania, Findhorn in Scozia, Auroville in India, le comunità sorelle di Tamera in Portogallo e Zegg in Germania, che ho visitato entrambe, e altre ancora. Da un tavolino, Cervo volante Ginepro mi invita a sedere con lui e altre tre persone, due ragazze e un ragazzo, che non conosco. Cervo volante si occupa del Conacreis, l’organismo di collegamento tra le realtà spirituali e comunitarie italiane, e i tre ragazzi sono sicuramente ospiti in visita a Damanhur. L’invito di Cervo volante significa quindi “Vieni qui a raccontare un po’ anche tu”; istintivamente vorrei declinarlo e stare un po’ tranquillo col giornale, ma un po’ perché Cervo volante è una persona gentile, un po’ perché raccontare mi piace – come credo sia evidente - prendo posto con loro e poso il mio piatto unico di verdure proprio sopra a una foto di Sedona, in Arizona.
Una delle ragazze sta preparando una tesi universitaria sulle comunità ed è particolarmente interessata al sistema politico di Damanhur. Io lo conosco bene, in virtù dell’anzianità della mia cittadinanza e soprattutto per aver svolto diversi incarichi pubblici.
Damanhur è una federazione di comunità, chiamate “nuclei comunità” Ogni nucleo comunità elegge al proprio interno un responsabile, il reggente, che dura in carica un anno. La federazione è invece governata dai Re Guida, che vengono eletti ogni sei mesi – e possono essere rinnovati più volte, tanto è vero che abbiamo avuto Re Guida in carica anche per sette anni di fila! - e che sovrintendono a tutte le scelte di carattere generale.
I Re Guida svolgono un’altra fondamentale funzione: coordinano le iniziative comuni della Scuola di Meditazione, del Gioco della Vita e del Tecnarcato, che rappresentano gli altri ambiti principali lungo i quali si snoda l’esperienza di Damanhur. Di Meditazione abbiamo diffusamente parlato; il Gioco della Vita promuove il rinnovamento delle strutture e dei ritmi comuni della popolazione, rappresenta la costante ricerca di formule nuove per stare insieme e crescere; il Tecnarcato punta la sua attenzione sulla trasformazione delle persone attraverso lo scambio, l'introspezione e l'applicazione di una disciplina individuale scelta.

Immagini di nuclei comunità: in alto "Magilla", sotto "Prima stalla".

Il mattone base sul quale poggia Damanhur è il cittadino; i nuclei comunità rappresentano le fondamenta dell’edificio comunitario.
L’insieme dei nuclei comunità forma la federazione di Damanhur, al cui vertice si trovano i Re Guida. “Re” o “Regine” in quanto incarnano la tradizione, la filosofia damanhuriana, lo spirito migliore del popolo che li ha scelti; “Guida” in quanto il significato del loro ruolo è quello di indirizzare le scelte per aprire il futuro, oltre che per risolvere i problemi del presente. I Re Guida, di norma, sono due. Scrivo “di norma” perché, in fasi cruciali, sono stati eletti tre Re Guida, in modo da metterli nella condizione di operare meglio, potendo gestire un maggior numero di situazioni. I Re Guida sono eletti ogni sei mesi: la breve durata del mandato, che permette la verifica costante e il cambiamento tempestivo di uno o più Re Guida qualora sia ritenuto opportuno, è bilanciata dall’assenza di limiti alla rieleggibilità. Ogni Re Guida è stato in carica mediamente tre anni, cioè sei mandati. I Re Guida in carica per più tempo sono stati Gorilla Eucalipto, costantemente rieletto tra il 1999 e il 2007 e Formica Coriandolo tra il 1999 e il 2006. I due Re Guida vengono eletti in due scrutini separati, indipendentemente l’uno dall’altro, ma uno dei parametri che si usa è quello di assortire una coppia che possa lavorare bene insieme. Questo è un aspetto fondamentale, considerando che il ruolo del Re Guida è un ruolo impegnativo: sovrintende a tutti gli aspetti della vita damanhuriana, coordinando la crescita dei nuclei comunità, le iniziative culturali, il volontariato, la politica… Pur se ognuno di questi ambiti ha una propria autonoma gestione, i Re Guida sono costantemente presenti nel seguirli e indirizzarli, il che fa del loro ruolo il centro nevralgico di tutta la federazione.
Quando Damanhur nacque, era tutto piuttosto diverso. Ogni diciotto mesi, i cittadini eleggevano un governo formato da cinque membri, a ognuno dei quali era affidato un dicastero: Cultura, Arte, Esteri, Educazione; Economia e Finanze; Artigianato e Industria; Agricoltura e Lavori pubblici; Sanità e Interni. Io stesso, che non sono mai stato Re Guida, feci parte di tre governi, tra il 1984 e il 1990, dapprima come collaboratore al Ministero della Cultura, successivamente come ministro. In quegli anni, le campagne elettorali erano molto accese, piene di dibattiti e di articoli sui giornali interni. Il Governo eletto aveva responsabilità diretta su tutta Damanhur e il compito dei responsabili dei nuclei abitativi, i capinucleo, era semplicemente far sì che in casa regnassero l’armonia tra le persone e la pulizia tra le cose. La struttura di Damanhur era tutta qui, commisurata ai numeri e alle esigenze. Era peraltro la struttura più articolata che una comunità presentasse in quei tempi, come verificavamo ogni anno, a settembre, nel corso dei convegni intercomunitari.
I governi avrebbero dovuto restare in carica per diciotto mesi ma in diversi casi, poiché Damanhur cresceva costantemente nel numero dei cittadini, delle attività, delle esigenze, è successo che i governi, con i loro programmi e i loro ministri, si rivelassero a metà mandato insufficienti. Così, si è arrivati spesso alla necessità di scioglierli anzitempo: accadde anche a quello in cui ero ministro in carica, dopo tredici mesi, nel 1986. Dare le dimissioni non era una cosa semplice: impostare energia e impegno, fare i conti con se stessi – perché assumere un incarico del genere, nel quale occorre mediare tra i propri progetti e le esigenze degli altri, significa verificare profondamente le proprie motivazioni – e poi, a un certo punto, sentirsi dire dai propri elettori che occorre interrompere il lavoro e ricominciarlo daccapo, magari con un'altra persona più adatta alle esigenze del momento, non è detto che concili il sonno e la digestione. Parlo per esperienza: quando capitò a me, fui molto spiaciuto di interrompere un lavoro a metà. Poi la ragione venne in soccorso dell’orgoglio, mi resi conto che era effettivamente il caso di dare una sterzata e che il governo andava sciolto, e mi ripromisi di riprovarci ancora, in futuro, quando mi fossi sentito nuovamente pronto per un incarico del genere. Cosa che avvenne quattro anni dopo, nel 1990, stavolta senza intoppi.
Il Governo del quale feci parte tra il 1985 e il 1986, la sera della sua elezione.
Oggi, i Re Guida dialogano intensamente con il Collegio di Giustizia, del quale ho fatto parte più volte. Composto da tre membri eletti ogni anno, il Collegio rappresenta la concezione damanhuriana di giustizia, cioè il punto di incontro fra le regole condivise, i punti di vista personali, le diverse esigenze. Si occupa perciò di dirimere le controversie che possono nascere, qualora le persone coinvolte non vi riescano da sole, e di individuare i punti sui quali agire affinché ne sorgano sempre meno.
I Re Guida, oltre a incarnare la funzione esecutiva, incarnano anche quella legislativa: emanano cioè le leggi interne sulla base delle quali viene regolata la vita collettiva: la grande responsabilità dei Re Guida è un altro motivo in base al quale la durata di ogni mandato è così breve.
Il Collegio di Giustizia verifica che gli atti dei Re Guida siano in linea con quanto previsto dalla Costituzione di Damanhur: in parole povere, controlla che, nella pur grande discrezionalità di cui dispongono, i Re Guida si attengano a quanto sancito nei principi. Non ricordo, né nella mia esperienza diretta né in altri momenti, che sia mai stato necessario intervenire su comportamenti incostituzionali dei Re Guida ma abbiamo preferito prevedere anche questa possibilità, per essere pronti a scongiurarla.
A questo punto Cecilia, la studentessa, mi fa una domanda classica, alla quale tante volte ho risposto, che forse ti stai ponendo anche tu: perché, in una società che ha come obiettivo la crescita degli individui, la scoperta della loro natura divina, ci devono essere così tante regole e così tanti organismi che vegliano sulla loro applicazione?
La risposta è semplice. Damanhur è un insieme di persone, di individualità diverse, di punti di vista, che rappresentano la nostra prima ricchezza: le diversità impreziosiscono il nostro mondo e sono da tutelare e da esprimere. Comunità significa spazio vero per ognuno, non omologazione. Proprio per questo, è necessario stabilire dei punti di incontro, dei codici condivisi che rappresentino la mediazione tra le esigenze di tutti e contemporaneamente ci diano la possibilità di misurarci con una misura collettiva: le leggi. Se le leggi ci sono, vanno verificate, poiché qualcosa che vive solo sulla carta tende a non esistere e poi perché anche le interpretazioni possono diventare personali. Ecco quindi un organismo come il Collegio di Giustizia, eletto per fare da baricentro alle leggi con le quali organizziamo la nostra vita condivisa.
In casi rarissimi, è possibile arrivare anche al procedimento disciplinare, qualora un cittadino di Damanhur si riveli inadeguato nel suo comportamento ai principi di fiducia, rispetto e solidarietà che abbiamo collettivamente scelto e che sono parte anche degli articoli della nostra Costituzione. Al termine del procedimento disciplinare può essere comminata una sanzione, il cui fine è quello di permettere alla persona di risarcire in qualche modo gli altri e la comunità del danno subito per il comportamento inadeguato. Si chiede infatti la disponibilità di tempo verso iniziative di interesse comune. È comunque molto difficile che si arrivi a questo: posso dire che in cinque anni in cui ho fatto parte di questo organismo, se la memoria non m’inganna – e non s’inganna tanto facilmente un componente del Collegio di Giustizia! – di procedimenti disciplinari ce ne sono stati solo tre.
La legge per noi, è un elemento formativo, uno strumento per crescere. Accanto alle leggi concepite come “denominatore comune”, abbiamo da qualche anno introdotto anche la “legge individuale” di ogni damanhuriano. La legge individuale è un elemento in più per imparare a contenere i propri limiti e a sviluppare i propri talenti. Ogni cittadino, dopo averci riflettuto e dopo essersi confrontato con le persone che ha ritenuto adatte – in genere, in seno al nucleo comunità – propone la propria legge individuale, che indica i passi da compiere, le attenzioni da avere, gli errori da evitare per crescere come persona, valorizzando sempre più i propri pregi anziché i propri difetti. Il Collegio di Giustizia custodisce la legge individuale di ogni cittadino, verificando che la sua stesura sia sufficientemente chiara affinché l’osservanza della legge sia verificabile; la verifica, peraltro, viene fatta non dal Collegio di Giustizia ma da un altro cittadino, scelto per questo dal titolare della legge. Ogni legge prevede come il cittadino possa rimediare qualora finisca per non rispettarla: è un’eventualità possibile, visto che la legge individuale sovente tocca i punti nevralgici del carattere di ognuno, e la sanzione, indicata anch’essa dal titolare, il più delle volte consiste nel mettersi a disposizione per esigenze di pubblica utilità, quando ve ne sia bisogno. L’evoluzione naturale della legge individuale è la legge “a progetto”, che indica un obiettivo pratico, che sta a cuore alla persona ed è utile per la collettività, del quale la legge indica le tappe per raggiungerlo, facendo leva sui talenti e le aspirazioni della persona che lo sceglie.
Un ulteriore organismo della popolazione, su base sovracomunitaria, è il Senato. All’interno di una creatura complessa come Damanhur è di fondamentale importanza curare la circolazione delle informazioni e la loro comprensione da parte di tutti. Il Senato è formato da otto cittadini, eletti ogni sei mesi, che fanno da tramite tra tutti i damanhuriani e gli organismi riguardo a ciò che deve essere conosciuto, chiarito, verificato. Se vi sono incomprensioni in merito all’operato di qualche gruppo, decisioni dei Re Guida non comprese, punti oscuri nelle cose che vengono dette, chiunque può rivolgersi al Senato chiedendo che venga fatta chiarezza in merito a quella data situazione. Gli stessi Re Guida, quando c’è la necessità di informare capillarmente tutti i cittadini, chiedono aiuto al Senato, che si pone come anello di congiunzione tra il vertice e la base.
Naturalmente, ogni cittadino che necessita di determinate informazioni o che non è convinto della tal questione può rivolgersi autonomamente ai Re Guida, al Collegio di Giustizia o a chi individua come interlocutore; il compito del Senato è però particolarmente prezioso perché permette di monitorare complessivamente tutte le esigenze informative della popolazione e di sapere se tutti sono debitamente a conoscenza di ciò che sta avvenendo. Ad esempio, quando in passato è capitato che il governo terminasse anzitempo il proprio mandato, è stato il Senato a raccogliere il parere dei cittadini e a chiedere le dimissioni ai ministri.
Sono stato eletto anche senatore, per alcuni mandati. Il corpo sociale è quello nel quale mi sono speso maggiormente, specie nei miei primi venti anni a Damanhur, sentendo di avere delle cose da portare. Oggi il mio percorso personale, pur partecipando attivamente alla vita delle comunità e della federazione, è più volto verso lo studio e la ricerca, nel campo della sensibilità e delle energie vitali, e verso l’arte, attraverso la scrittura. Scrivere mi piace: racconti, testi teatrali, capitoli iniziali di romanzi “che finirò appena avrò tempo”… ultimamente, mi sto cimentando anche con brevi sketch teatrali che insieme ad altri propongo nelle nostre serate pubbliche di incontro, al mercoledì, per prendere in giro questo o quell’aspetto della vita nelle comunità. È iniziato un po’ come un gioco ma adesso lo sketch del mercoledì è un momento molto atteso, una sorta di “editoriale teatrale” che non risparmia nessuno, a cominciare dai Re Guida, e fa in modo di stimolare il confronto e il dibattito sui nostri temi, attraverso l’ironia.